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I moto racconti del Gatto!
Cosa si prova a passare la linea del semi manubrio.
Una volta era il manubrio, ora ho preso coscienza del semimanubrio di cosa sia e di cosa significhi. Per me significa il passaggio dalle 2 ruote a muscoli alle 2 ruote a motore. Il legame? Lo stesso di cuore anima e corpo.
Un anno fa circa mi sono ritrovata davanti allo sportello informazioni della motorizzazione chiedendo “vorrei fare la patente A senza limitazioni” e un impiegato veramente gentile mi diete il modello T 1221. A Novembre sotto l’acqua con la ER 5 di un amico ho fatto cambio da una patente di stoffa a un pezzettino di plastica rosa a dir poco ridicolo, ma tant’è che diceva “ tu mo’ puoi girare con le due ruote a motore”.
Da novembre ad oggi dovrei essere una specie di esperta che fa moto gite da 500 km e piene di tornanti ed invece no, sono una specie di chiavica ignobile, per cui una curva è un attimo di crisi tra due pacifici rettilinei, anche se bisogna ammettere che non tutte le curve sono uguali: a volte ci sono delle curve che in realtà sono dei rettilinei travestiti.
Sta mattina sotto un cielo indeciso tra il “ sto noioso tutto il giorno o diluvio?” mi sono bardata di tutto punto ho preso la Nina ed ho deciso di andarmene a Saronno. Beh certo se stessi a Napoli sarebbe un viaggio di tutto rispetto, ma sto a Baranzate e si tratta di pochi km, credo 20 si e no.
Esco la prima sosta è la bar: no non ho un reale bisogno di un caffè ma ho un reale bisogno di una banconota da 5 euro per fare un po’ di broda alla Nina altrimenti non ci arrivo a Saronno, ne tanto meno a casa, o meglio, a casa ci torno ma senza passare da Saronno. Quattro vecchietti fuori dal bar mi guardano come una specie di marziano: forse abituati a vedere le donne sugli sputer, e con tacchi da nove; niente pelle con protezioni e stivali da moto. Seconda sosta benzinaio: non c’è il mio lui benzinicolo con il 636 che mi fa il pieno come al solito non so se intenerito dal vedere una donna su una moto in questa zona o preoccupato che faccia un danno, tant’è che mi faccio i miei 5 neuri e parto.
Rotonda, e il mio primo sorpasso ! niente di che un vecchiotto, credo, col suo mercedes si spiaccica tutto a destra e ne approfitto, perché no? prima o poi un sorpasso bisogna farlo, no? E via verso Garbagnate. Le macchine sono poche, ma quelle poche che ci sono o mi stanno dietro a una rispettosa distanza o non le vedo se non come puntini. Ma che c’è? perché non mi sorpassano come al solito? Guardo il tachimetro: altro che i miei soliti 40 all’ora! Sono già a 80, e non mi sento affatto tesa, sono rilassata, felice, e capisco perché non mi sorpassano: vado abbastanza veloce per non rompere i maroni. Sono tra Bollate e Garbagnate, non c’è anima viva.
Ma si dai lo faccio! Un colpo deciso ( non come gesto ma come pensiero) al polso e scende sotto il livello del semimanubrio ed arrivato lì sento il “tac” del fondo corsa del gas… contemporaneamente come se avessi toccato un nervo sconosciuto sento un brivido bellissimo che parte del polso risale e pervade tutto il corpo: ma allora è proprio bello come me lo sono sempre sognata!
Lo tengo si e no per un paio di secondi: meglio non esagerare.
Garbagnate, limite di 50: cerco di non farmi ritirare la patente e di non fare male a qualcuno. Mi tengo abbastanza vicina al limite forse un po’ sotto e c’è una peugeottina che mi sta attaccata alle chiappe e non mi piace. Le faccio segno di passare; se vuole andare la lascio andare. Peccato però che per fare i pavoni i due tipi in macchina si siano lisciati il verde che non ho lisciato io e me li perdo in 2 rotonde. Niente ingarellamento: sano pepe al culo alla milanese dove se non reagisci entro mezzo secondo al semaforo tutti dimostrano di aver preso un diploma in clacson al conservatorio.
Sto andando verso Saronno La strada è spezzata da una serie di rotonde: mi ci diverto un sacco. dio quant’è bello!
E capisco una cosa: la moto mi parla. Mi parla una lingua nuova, che capisco, non ancora alla perfezione, ma capisco e sono parole che ascolterò sempre come quelle che ti dicono quegli amici che per essere tali ci devi aver mangiato insieme almeno un chilo di sale.
Poco prima di Saronno la Ninotchka inizia a fare i capricci: un paio di sputazzini. Entro nel parcheggio di un centro commerciale deserto chiamo a casa per dire che va tutto bene, ma che mi fermo per qualche capriccetto della motina (certo che una ZZR 600 chiamarla “motina” fa un po’ ridere) e mi guardo le vetrine. La moda attuale è proprio ridicola: ma come fai ad andare in giro con una gonna che sembra una tenda a pacchetto! Vedo 2 magliette e una camicia decente: mi convinco sempre di più che la mia felpa di 17 anni anche se ha buchi e la stampa si sta scolorendo è decisamente più figa di queste cose da anoressiche che ci sono in vetrina.
Torno alla Nina: la temperatura è un po’ scesa, sarebbe meglio aspettare ancora un po’, ma non ho voglia di rimanere in questo parcheggio desolato.
Per tornare indietro anziché mettermi a fare inversione sulla varesina scelgo di fare un destra destra destra che mi porta su una rotonda, trovando una di quelle deliziose stradine neo asfaltate e poco trafficate con una o due curve morbide. E’ bello, anche se la Nina sputazza. Accendo la ventola dal quadro e conduco la ragazza verso casa: le stesse rotonde di prima, ma in senso inverso, e non era bello solo all’andata e bello anche al ritorno; sempre più bello.
Fermarsi al semaforo è una sofferenza, non per me ma per la Nina: sputazza, scalcia, sgroppa e per fortuna non smontona altrimenti sarei a terra. Devo tenerla un po’ su di giri perché tende a spegnersi: ce la facciamo, ogni semaforo da Garbagnate a casa preso rosso è un impegno per tenere su la Nina, che la vince a meno di un km da casa e si spegne.
Accosto e in meno di un minuto decide di ripartire, la tengo su, non le riattacco la ventola: sputazza ma pare che gradisca il fatto di non avere la ventola accesa. Mi porta a casa: quelle 2 o 3 curve strette che ci sono e che nei miei mini giri qui attorno ogni tanto mi davano problemi oggi sembrano non darmene più.
Ora la patatona e sotto casa sul centrale a tirare un po’ il fiato: mi ha lasciato troppi brividi addosso per non riprovarci più tardi quando si sarà ripresa un po’.
Dedico questo racconto a una persona che non sa quanto mi stia a cuore, e che probabilmente non è in grado di capirlo. Guarda un paesaggio, chiudi gli occhi e poi riaprili di botto: vedrai che è cambiato e alcune cose ti appariranno diverse, meno brutte o stronze di come le avevi viste la prima volta.
dita a V e lamps, Il gatto!
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